Inquinamento e cancro del seno

 

da appunti  del dott. Claudio Italiano

cfr prima
Il cancro della mammella e la sua prevenzione
Lesioni della mammella
 L'incidenza del tumore alla mammella sta aumentando in tutto i l mondo, e ora è divenuto il tumore più comune per le donne. Nel 2012 sono stati diagnosticati complessivamente 1,67 milioni di nuovi casi: 788.000 nei Paesi più sviluppati e 883.000 in quelli in via di sviluppo. Parallelamente, nonostante la sua riconosciuta tossicità, dal 1998 al 2012 le concentrazioni mondiali di particolato atmosferico fine sono aumentate di 0,55 microg/anno (2,1 per cento/anno), principalmente grazie ai Paesi in forte sviluppo come Cina e India. In passato si era sempre affermato che il cancro della mammella era una "canzone che si balbetta in culla", nel senso che se la madre si ammala, la figlia se ne può ammalare e che gli ormoni sessuali femminili sono alla base dello sviluppo della carcinogenesi. Si era visto, ancora, che la mammella che allatta è in certo senso protetta rispetto al seno di una nullipara. Oggi sappiamo che c'è una correlazione fra cancro della mammella ed inquinanti. Il particolato atmosferico di diametro fino a 10 micog (PM1 0 ), definito grossolano (coarse) e quello di diametro 2,5 microg (PM2,5), definito fine, hanno molteplici effetti avversi sulla salute umana ampiamente documentati e sono classificati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità e dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) come cancerogeni di gruppo 1 (cancerogeni per l'uomo). Per questa ragione, poichè questi inquinanti sono presenti nei centri industriali, correlati con la combustione di motori a scoppio si è notato implementazione del rischio cancro. Queste osservazioni pongono un interrogativo sulla relazione tra particolato atmosferico e neoplasie della mammella. L'ipotesi è supportata principalmente dai risultati di uno studio californiano di popolazione che trova un'associazione significativa tra esposizione a più alti livelli di P M 10 e PM2,5 e aumento di mortalità, dopo correzione per numerose variabili di confondimento. Ci sono altre ragioni per ipotizzare un'associazione tra diminuzione della sopravvivenza per tumore alla mammella e livelli di PM in atmosfera. Uno studio canadese ha considerato i livelli di N0 2 come proxy dell'inquinamento da traffico veicolare evidenziando come l'incidenza di tumore alla mammella cresca con l'aumentare dell'esposizione a N0 2. Secondo uno studio giapponese i livelli di PM2.5 sono significativamente associati con la mortalità per tumore della mammella, dell'endometrio e delle ovaie, aggiustando per fumo, densità di popolazione e fattori ormonali. Uno studio di coorte del 2007 condotto nello stato di New York ha trovato che l'esposizione a elevati livelli di traffico al momento del menarca è associato ad aumentato rischio di tumore della mammella pre-menopausale e che l'esposizione ad alti livelli di particolato alla data del primo parto aumenta il rischio di malattie post-menopausali.

Cosa dimostrano gli studi, fra cui quello di Varese

Lo studio condotto sulla popolazione residente nella provincia di Varese, situata in una delle aree con più elevati livelli di particolato fine al mondo, mostra che l'esposizione ad alti valori di PM è associata con un incremento della mortalità per tumore alla mammella; il trend si conferma anche dopo aggiustamento per fattori che possono influire sulla sopravvivenza. Quali siano i meccanismi che sottendono questa "relazione pericolosa" è un tema attualmente oggetto di studio.
Sono state avanzate diverse ipotesi che dovranno essere meglio approfondite dalla ricerca futura. Lo studio ha mostrato che l'esposizione ad alti livelli di PM pur correggendo per gli effetti di una serie di fattori che possono influenzare la sopravvivenza, è associata a un aumento di mortalità per tumore alla mammella. Riguardo a tutti i possibili meccanismi che possono spiegare questa associazione ci sono però poche evidenze. Un recente studio condotto a Taiwan, investigando gli effetti del particolato atmosferico su linee cellulari ha trovato che le particelle stesse e i loro estratti solventi hanno una varietà di effetti sulle linee cellulari, compreso l'aumento di generazione di specie ossidate (ROS), aumento di rotture di DNA e attività estrogenica e antiestrogenica (dipendente dalla concentrazione). Questo è in linea con l'associazione positiva tra esposizione a idrocarburi policiclici aromatici da traffico veicolare e incidenza di tumore alla mammella, riportato dal Long Island Breast Cancer Study. Un report di una ricerca in corso in Cina sul legame tra PM e sopravvivenza per tumore alla mammella ha indicato un incremento di rischio con l'aumento di esposizione a PM e anche che la sopravvivenza era più bassa per le donne con recettore estrogeno positivo. Gli autori suggeriscono che il PM può agire come xenoestrogeno, in linea con i dati dello studio su PM e linee cellulari di tumore alla mammella. La scoperta che il particolato abbia effetti estrogenici e di danneggiamento del DNA suggerisce un meccanismo potenziale per un effetto sul tumore alla mammella: se inalato, 0 particolato entra nel sistema circolatorio attraverso i polmoni e le particelle estrogeniche possono trovare la via per arrivare al tessuto della mammella. Comunque, le nostre conoscenze attuali non ci permettono di stabilire con certezza se i l PM possa raggiungere i l tessuto mammario e sono necessari ulteriori studi in proposito. Questa ricerca ha diversi elementi di forza. È stato usato un Registro Tumori di popolazione per identificare tutti i casi di tumore alla mammella nell'area di studio durante il periodo di osservazione, legati poi con i l database della mortalità per ottenere informazioni accurate e complete sulla sopravvivenza. Un altro punto di forza è l'uso dei dati di PM da misure satellitari. I metodi tradizionali di misura al suolo possono essere molto accurati a livello locale, ma i punti di misura sono distribuiti in modo irregolare e inducono molta incertezza nell'assegnazione di valori di esposizione individuale in un'area vasta. I dati satellitari hanno permesso di stimare l'esposizione in ogni area 10x10 km in cui erano localizzate le residenze dei soggetti. Si può considerare quest'area particolarmente adatta a descrivere una zona in cui le donne possono aver condotto la maggior parte delle loro attività quotidiane. Certo, alcune donne possono aver passato molto tempo fuori da quell'area, per esempio al lavoro, e questa è una debolezza. Ma la cosa importante è che l'esposizione sia descritta nello stesso modo per tutte le donne in tutto i l periodo di studio. Un altro elemento positivo dello studio è che sono stati considerati alcuni fattori (ad esempio stadio, grado e partecipazione allo screening) noti 0 sospettati di avere influenza sulla mortalità per tumore alla mammella. Non erano disponibili però informazioni sugli stili di vita (inclusi dieta e consumo di alcol) o sulle comorbidità, che possono anch'essi influenzare la mortalità per tumore alla mammella. Lo studio californiano, l'unico pubblicato che studia la relazione tra mortalità per tumore alla mammella e PM, trova anch'esso una forte associazione tra mortalità per tumore alla mammella ed esposizione a PM. L'esposizione a PM di persone che vivono in California è però molto più bassa di quella di chi vive nella provincia di Varese, che ha livelli tra i più alti al mondo. La categoria di esposizione più bassa in California era <11,64 microg/m3: solo tre pazienti del nostro studio avevano questo livello di esposizione. Chiaramente sono necessarie ancora ricerche per esplorare più a fondo l'associazione, anche in prospettiva dell'aumento di tumore alla mammella e dell'aumento dei livelli di PM a livello globale. I nostri risultati aggiungono evidenze sul fatto che il PM ha molteplici effetti avversi sulla salute umana e indicano il bisogno urgente di ridurne i livelli nel mondo.

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