Displasie del cavo orale

La displasia

Come per altre sedi mucose, quando presente, la displasia viene graduata come lieve, media, grave/severa e carcinoma in situ. I criteri istologici diagnostici utilizzati sono sovrapponibili a quelli formulati per descrivere i passi della progressione tumorale di altri distretti: indicano l'entità dell'alterazione architetturale della mucosa e delle atipie citologiche. Alterazioni morfologiche che possono estendersi dall'epitelio di rivestimento della mucosa ai dotti delle ghiandole salivari minori. In una minoranza dei casi, con le alterazioni displastiche dell'epitelio, possono essere precedute o coesistere con ipercheratosi, ipergranulosi ed irregolarità dello strato basale, condizione che viene definita come displasia lichenoide. Attualmente per il complesso delle lesioni premaligne viene utilizzato il termine di neoplasia orale intraepiteliale (OIN) che viene graduata come:
• grado I , lesione corrispondente alla displasia lieve;
• grado II, corrispondente alla displasia media;
• grado III, che corrisponde alla displasia severa carcinoma in situ.

Viene impiegato anche il termine, più generico, e non consigliabile, di cheratosi seguito da termini qualificanti (come lichenoide, verrucosa, proliferativa, verrucosa), specificando anche il grado della displasia epiteliale che può essere: lieve;
media; severa o grave; oppure avente i caratteri del carcinoma in situ -CIS- .
Infatti studi recenti hanno evidenziato differenze di rilievo pratico significativo tra cheratosi con displasia e cheratosi priva di displasia: per cui la denominazione dell'entità della lesione (grado della displasia) dovrebbe precedere quella della lesione epiteliale (del tipo della cheratosi), indicando eventualmente, e se possibile in termini oggettivi e quantificati, anche l'espressione di fattori di crescita come l'EGFR, degli indicatori dell'entità dell'attività proliferativa (espressione del Mib-1, ecc.) segnalando anche il livello intraepiteliale della positività che può essere: basale, parabasale, intermedia e diffusa in tutti i comparti/strati. In passato le precancerosi orali venivano studiate esaminando prelievi bioptici eseguiti a random, essendo, il successivo protocollo terapeutico, fondato su dati istologici parziali ed incompleti che, qualora negativi, l'andamento della lesione veniva seguito con controlli clinici semestrali e, se positivi, si procedeva all'asportazione chirurgica. L'attuale orientamento, fondato sulla biopsia escissionale della lesione e sull'esame microscopico istologico seriato e completo della stessa, consente una definizione diagnostica molto più precisa ed anche la formulazione della prognosi e di un programma terapeutico adeguato alla patologia reale (displasia, ca. in situ, ca. infiltrante iniziale, ca. infiltrante e diffuso). Condotta diagnostico-terapeutica che permette, con un'unica seduta operatoria, di formulare la diagnosi e la prognosi della lesione reale e, al tempo stesso, di applicare la "terapia appropriata secondo il "follow up", di seguito schematizzato:
- displasia: controlli clinici semestrali della mucosa orale;
- carcinoma in situ con margini chirurgici del tessuto esenti da infiltrazione neoplastica: controlli clinici bimestrali per i primi sei mesi, trimestrali per i l successivo semestre e quindi semestrali;
- carcinoma in situ con infiltrazione iniziale: intervento chirurgico radicale;
- carcinoma squamocellulare infiltrante: terapia secondo i protocolli stabiliti in sede internazionale.

Lichen planus

lesione considerata precancerosa, da monitorare ma non è un cancro della bocca. Introduzione
Il lichen planus è una malattia infiammatoria in grado di colpire la pelle e le mucose, che si manifesta in genere sotto forma di pustole piatte e rossastre che in molti casi provocano prurito. Compare principalmente su: arti (braccia e gambe), tronco, bocca, unghie, cuoio capelluto, organi genitali (vulva, vagina e pene). Sulle mucose, ad esempio all’interno della bocca o della vagina, il lichen planus compare sotto forma di lesioni o pustole retiformi o biancastre, che possono causare fastidio. Il lichen planus non è contagioso (nemmeno sessualmente) e si manifesta quando il sistema immunitario scatena un attacco contro le cellule della pelle o delle mucose: la causa di questa reazione immunitaria anomala non è nota con certezza, ma non sembra esserci famigliarità.

Leucoplachia.

È lesione "bianca" che, in forma di chiazza o placca bianca appunto, si forma sulla mucosa orale avendo caratteri clinici ed istologici che non corrispondono ad alcuna delle lesioni mucose note. (OMS 1978). Attualmente è stata proposta una stadiazione anatomo-clinica delle leucoplachie in cui vengono presi in considerazione sia parametri clinici che istologici con particolare riferimento alla displasia epiteliale. In questa ottica la lesione osservata va classificata tra le condizioni precancerose solo quando l'esame istologico evidenzi la presenza della displasia epiteliale.

Epidemiologia e fattori di rischio per la leucoplachia

 La incidenza della leucoplachia, considerata una delle lesioni bianche più frequenti del cavo orale, incide attorno al 2-4% nella popolazione adulta, con particolare predilezione per il sesso maschile, anche se in alcuni paesi (India e Pakistan) tale lesione interessa con maggiore frequenza i l sesso femminile, condizione associata con l'aumento del tabagismo. La massima incidenza si osserva nella 5a decade. Tra i vari fattori di rischio vanno presi in considerazione gli stessi responsabili del carcinoma orale ed in particolare l'uso di tabacco, l'abuso di alcool ed i traumi ripetuti. Una percentuale dei casi rientra nel gruppo delle leucoplachie essenziali, senza rapporti evidenti con i fattori descritti. Altri fattori sono le lavorazioni industriali con intossicazione da arsenico e metalli pesanti, lavoratori tessili;  fattori infettivi (HIV, HBV, HPV). Fattori traumatici, per es, correlati all'uso di protesi dentarie, ponti mobili, carenze proteiche e vitaminiche.

Quadri clinico-patologici della leucoplachia.

 E' lesione che interessa, in ordine decrescente, la mucosa vestibolare, il pavimento orale, la retrocommissura labiale, la lingua, la mucosa gengivale, il trigono retromolare e la mucosa palatale. In quasi tutti i casi è il colore bianco madreperlaceo il reperto che caratterizza la lesione che dipende appunto da spiccata ipercheratosi e da acantosi dell'epitelio, eventi che finiscono per modificare, mascherandolo, il colorito roseo del corion sottostante, dotato di una ricca rete vascolare. Esistono forme miste di lesioni in cui i l colorito bianco si alterna ad aree rosse (leuco-eritroplachia). Le principali forme cliniche di leucoplachia sono: la variante piana omogenea, quella verrucosa e quella fissurata disomogenea.

Eritroplachia.

 È lesione "rossa" che non può essere correlata, né clinicamente né istologicamente, ad altra lesione ben definita. Le sedi più tipiche sono costituite da: palato molle, superficie venrale della lingua, e pavimento orale, anche se tutte e sedi orali possono essere coinvolte. Le lesioni eriroplasiche mostrano un rischio elevato di progresione verso il carcinoma squamocellulare.

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