Inquinamento dell'aria, la puzza di zolfo perchè?

Influenze climato-meteorologiche sul rischio d'inquinamento atmosferico

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E’ noto anche a voi come a Milazzo, a seconda delle condizioni atmosferiche, si sentono strani odori irritanti di zolfo ed olio bruciato, nauseabondi ed asfissianti, provenire dalla combustione di nafte ad alto tenore di zolfo da parte delle nostre industrie limitrofe, specie di notte, quando col buio non vediamo, ma anche di giorno, così come tutti possono ammirare di mattino una nube, a mo’ di pennacchio, che sovrasta le nostre fabbriche; ciò è correlato alle condizioni atmosferiche ed all’assenza del nostro provvidenziale vento di ponente, oltre che alle temperature alte degli strati sovrastanti (per es, se c’è scirocco i vapori si diffondono in superficie se l'aria è calda sopra i fumi, vedi appresso), mentre in condizioni di temperature basse negli strati alti, il pennacchio di vapore e di fumo sale più in alto, perchè è caldo rispetto all'aria fredda che incontra salendo. L'unica cosa  che ci rincuora è che prima o poi gli altri siamo noi, ed anche quelli che fingono di non vedere e non sapere, oggi che in Europa si è particolarmente attenti agli inquinanti, diventano i primi clienti di pneumologi ed oncologi. Altro problema  è quello della sesssualità ed infertilità dei giovani maschi che nascono nelle aree ad alta ricaduta di inquinanti (per es. contrrada Gabbia): il problema non è puntuale, nel senso che nel tempo gli inquinanti si accumulano (vedi il problema dei metalli pesanti ed altri inquinanti) negli organismi, specie in quelli in crescita, come dimostrano preziosi studi universitari che hanno fatto chiarezza. Infatti con gli alimenti e con le acque e l'aria introduciamo continuanmente inquinanti.

I fattori climato-meteorologici svolgono influenza determinante per la concretizzazione del rischio d'inquinamento atmosferico nei diversi quartieri di una città o nelle varie zone di un territorio, a parità di distribuzione e di intensità delle sorgenti d'inquinamento atmosferico. Infatti, per un aerosol liquido nell'aria, il prolungamento del suo tempo di permanenza nell'atmosfera è condizionato principalmente dalla temperatura dell'aria e dalle correnti aeree.  E' noto che, in genere, la temperatura dell'aria a livello del suolo è maggiore di quella degli strati sovrastanti (gradiente termico); orbene possono verificarsi tre fenomeni :
Inquinamento e fumi a seconda della temperatura e del vento

Inquinamento e fumi a seconda della temperatura e del vento

a) conversione termica: con gradiente termico negativo (cioè con diminuzione di temperatura dell'aria mano a mano che si sale in altezza) sono favorite le correnti ascensionali (essendo l'aria calda, quella più vicina al suolo, più leggera per minore densità e quindi tendendo a salire).In tali condizioni l'aerosol disperso, in assenza di vento, suole assumere la caratteristica forma del pennacchio (cfr la fig, ); 

b) inversione termica: rappresenta il contrario di quanto detto prima e si verifica allorché la temperatura dell'aria a livello del suolo è inferiore a quella degli strati sovrastanti in quota. In tali condizioni sono ostacolati i movimenti ascensionali, essendo l'aria di minore temperatura più pesante e cioè più densa di quella più calda: in conseguenza l'aerosol tende a stagnare sull'area di origine formando una vera e propria coltre aerodispersa, fortemente temibile per i suoi effetti tossici (fig. 2, al centro). A tale fenomeno furono dovuti i drammatici episodi che colpirono clamorosamente l'opinione pubblica mondiale per la loro estrema gravità: intendiamo riferirci a quelli che coinvolsero nel 1930 (dall'I al 5 dicembre) gli abitanti della valle della Mosa; nel 1948 (dal 27 al 31 ottobre) 6.000 dei 13.000 abitanti nella città di Donora; nel 1952 (dal 5 al 9 dicembre) a Londra fecero aumentare di oltre il 200% la mortalità stagionale

c) neutralità termica: con ripartizione e sedimentazione degli aerosol

 

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